UNUCI LA STORIA

Novembre 1918: l’alba della pace

– situazione dei reduci
Alle ore 11 dell’11 novembre 1918, dopo oltre quattro anni di cruente battaglie, tacquero le armi sugli insanguinati fronti della prima guerra mondiale. Per l’Italia la vittoria si era già delineata il 3 novembre 1918, quando a Villa Giusti venne siglato l’armistizio, diretta conseguenza della vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto, che pose fine alla guerra contro l’Austria-Ungheria. Il conflitto si era concluso vittoriosamente, ma non senza immani sacrifici per le Forze Armate italiane: oltre 600.000 caduti e 1.050.000 feriti, invalidi e mutilati. Decine di migliaia di militari, usciti vivi dal conflitto, si ritrovarono a far fronte ai gravi problemi del dopoguerra con tutte le loro incertezze sul reinserimento dei reduci nella società civile. I veterani erano usciti dalla Grande Guerra per affrontare un nuovo tipo di conflitto, cioè la lotta quotidiana per la sopravvivenza; una lotta che fatalmente attenuava il sollievo di essere sopravvissuti ai campi di battaglia. Tra i reduci, numerosi furono gli Ufficiali in SPE e di Complemento, formatisi negli istituti militari e al fronte, le cui individualità costituivano un immenso patrimonio spirituale e di conoscenze che non poteva andare disperso e che era importante mettere al servizio della Nazione. In questo senso, il costituirsi in Associazioni d’Arma poteva avere una valenza di carattere morale non indifferente, che rappresentava una situazione di continuità tra il drammatico passato ed il difficile presente, elemento di forza ed unità spirituale fra reduci, incentivo a guardare con fiducia al futuro. In effetti era stimolante per il morale, tonificante per lo spirito, riunirsi tra veterani parigrado, superiori e subalterni – che avevano condiviso la durezza della trincea – per discutere e pianificare il proprio contributo ai destini della Patria. Non furono in molti a riunirsi per le prime volte: erano solo i 14 veterani che nel marzo 1919, decisero di rifarsi allo spirito espresso simbolicamente dal guerriero di Legnano, sotto il nome di “Unione Lombarda Ufficiali”, interagendo tra il Gruppo di Mantova e quello di Gallarate, con finalità morali. Questi antesignani intendevano richiamare l’attenzione degli Ufficiali in Congedo sulla necessità di costituirsi in una “Unione” anziché in una Associazione d’Arma, affinché venissero maggiormente messi in luce gli ideali che accomunavano spiritualmente gli Ufficiali, con l’obiettivo della ricostruzione morale e materiale della Patria. Inoltre, allo Stato poteva risultare utile poter disporre di una classe di quadri preparati in senso morale e tecnicamente addestrati, da impiegare per eventuali esigenze operative delle Forze Armate. Questa Unione apolitica di Ufficiali in Congedo, che si riunivano in piccoli Gruppi sparsi nelle Province, ricevette un primo riconoscimento ufficiale nel contesto della Federazione Italiana dei Militari in Congedo. Vasta fu la soddisfazione generale quando, nel corso di una solenne cerimonia tenutasi in Campidoglio a Roma nel 1922, la Regina Margherita, alla presenza del Maresciallo Armando Diaz, di Ministri e Autorità, consegnò la Bandiera all’Associazione Ufficiali in Congedo. Fu il primo passo che avrebbe portato lo Stato a riconoscere ufficialmente quella che quattro anni più tardi doveva divenire l’UNUCI, alla quale aderivano in gran numero gli Ufficiali in SPE e di Complemento.
 
11 novembre 1918: un documento storico e
precursore dei valori dell’UNUCI
A testimonianza di come, da sempre, gli interessi morali ed economici degli Ufficiali in Congedo abbiano occupato un posto di primo piano nelle tematiche affrontate dal Sodalizio, riproduciamo il documento di storica importanza per l’UNUCI, due volte significativo, non solo perchè datato 11 novembre 1918, lo stesso giorno della fine della prima guerra mondiale, ma anche perchè stilato in località Colognola ai Colli (Verona) da tre Ufficiali sopravvissuti al conflitto: i Capitani Bruno Roghi e Domenico Pigollo, ed il Maggiore Tito Zaniboni, futuro Presidente Nazionale dell’UNUCI dal 1950 al 1960.
 
Colognola ai Colli (Verona) 11/11/1918
APPELLO!
“L’opera militare è brillantemente compiuta dopo quattro anni di angoscia e di entusiasmi. Le aspirazioni nazionali, travaglio di intere generazioni, hanno avuto sotto l’auspicio della nostra giovinezza il più glorioso coronamento.
Noi presto cesseremo di essere soldati per cominciare a diventare artefici di civiltà. Nelle mani degli operai – degli studenti – e dei professionisti sta oggi la grandezza, o la decadenza del paese. Il passaggio dallo stato di guerra allo stato di pace – le disposizioni governative che presiederanno a questa immane trasformazione, e l’opera di sagace previdenza del paese, contengono in sé indubbiamente le ragioni di pronto e immediato sviluppo o di stasi infeconda della nostra terra, noi abbiamo con la vittoria creato conscio strumento del progresso mondiale. Primo dei problemi più ardui urgenti e vitali, che il paese preoccupa e la cui soluzione investe la responsabilità del Governo, è la smobilitazione degli Ufficiali di Complemento ed in congedo. Questi hanno in sé forza, volontà, ingegno, dovere e diritto di essere i vincitori nella vita così come lo furono sui campi di battaglia.
Non accompagnarne l’opera, intralciarne le aspirazioni, abbandonarli come dispersi nel vortice della lotta per la vita con armi impari di faccia a quanti non ebbero dalla guerra interrotti professioni e mestieri è la peggiore delle ingratitudini, il più confuso pericolo, la più evidente imprevidenza, l’annullamento dei valori pratici ed ideali della vittoria. Non dobbiamo elevare templi ed affidare la storia di ieri che alla nostra memoria.
Lanciamo un appello a tutti gli Ufficiali di Complemento, perché vogliamo dare opera, e non stanchezza a questo loro rinnovamento, garanzia di prosperità per l’Italia di domani. Lanciamo un appello a tutti gli uomini eminenti del paese perché questa nostra irresistibile volontà sia protetta ed animata. Questa gioventù, che ha interrotto gli studi, disertato le professioni per imbracciare le armi, con la gioia di chi tutto ha per poter tutto dare, oggi rientrando nella società non deve rammaricarsi del sacrificio. Ciò può solo avvenire se nell’atto della smobilitazione la riconoscenza del paese acquisti la forma sensibile, pratica ed immediata dell’aiuto. Altrimenti si creeranno spostati, malcontenti, vinti anziché cittadini operosi e sereni. Giustifica questo richiamo la constatazione che le provvidenze legislative sono a tutto oggi unilaterali, monche, insufficienti, soffocate dal meccanismo burocratico, incapaci a risolvere il gravissimo problema. Tali si dimostrano la già antiquata disposizione di corrispondere un mese di stipendio per ogni anno di guerra agli Ufficiali che già fossero tali prima della mobilitazione, e la polizza di assicurazione. La prima non tiene conto della grande maggioranza degli Ufficiali divenuti tali nel corso della guerra, e ad ogni modo è irrisoria, la seconda mostra di sanzionare e premiare i sacrifici dei combattenti dell’ultimo anno e dimentica i soldati della prima ora, quelli del Trentino, dell’Isonzo, del Carso, che furono tenaci e fidarono nella vittoria negli anni della fortuna dubbia e infausta. È solo un provvedimento generale e adeguato alla nostra opera che può darci la franca volontà e la possibilità di un sicuro domani per noi e per il paese”.
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Ufficiali in congedo di ogni grado, riuniti in alta uniforme a Trieste nel 1920 per la ricorrenza di Vittorio Veneto

9 dicembre 1926: nasce l’Unione Ufficiali

Il 18 giugno 1926, presso il Ministero della Guerra a Roma, il Capo del Governo Benito Mussolini presiedette la prima riunione dei Presidenti delle Associazioni italiane Ufficiali in Congedo (ormai di fatto riunite nell’UNUCI), al termine della quale i nuovi Capi Gruppo UNUCI si recarono all’Altare della Patria, per rendere omaggio al Milite Ignoto. Si trattò di un evento significativo, perché precedette la costituzione ufficiale dell’Unione, avvenuta sei mesi più tardi. Pertanto, con Regio Decreto Legge n. 2352 del 9 dicembre 1926 (successivamente convertito nella Legge 12 febbraio 1928 n. 261) venne istituita l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia (UNUCI). Primo Presidente Nazionale dell’UNUCI fu designato il Principe Pietro Lanza di Scalea, che a sua volta nominò tre Vice Presidenti, il Gen. C.A. Augusto Vanzo, gli On. Maurizio Moris e Gelasio Caetani, più un Segretario Generale, il Gen.Div. Giuseppe Tarditi.
La principale finalità del Sodalizio, inteso come Ente morale, sarebbe stata quella di provvedere all’aggiornamento tecnico ed alla preparazione morale degli Ufficiali transitati nella Riserva, nell’eventualità di ulteriori richiami in servizio nelle Forze Armate. Così testualmente recitava l’articolo 3 del suo Statuto: “…affratellare nel nome del Re e della Patria gli ufficiali in congedo ed in SPE e mantenerli spiritualmente e tecnicamente preparati ai doveri nazionali che loro incombono in pace ed in guerra.
L’ UNUCI fu sottoposta alla Vigilanza del Ministero della Guerra, il quale la esercitava di concerto con i Ministeri della Marina e dell’Aeronautica. Il Regio Decreto stabiliva altresì che le spese di organizzazione generale dell’Unione fossero garantite con il contributo non solo dei citati Ministeri, ma anche del Ministero delle Finanze, del Partito Nazionale Fascista per la Milizia Volontaria della Sicurezza Nazionale, della Croce Rossa Italiana e tramite eventuali contribuzioni da parte di privati. Nasceva così l’UNUCI (che inizialmente ebbe carattere strettamente militare), attraverso la fusione di varie Associazioni di Ufficiali della Riserva che si erano costituite subito dopo la fine del primo conflitto mondiale. I primi Gruppi furono costituiti a Vicenza, Varese, Gallarate e Mantova, mentre la prima sede dell’UNUCI a Roma fu in Via Modena, al numero civico 5, per concessione del Ministero della Guerra.

(FONTE: www.gallarate.unuci.org)
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